Sigur Rós, una delle band più preziose oggi in circolazione, ha pubblicato lo scorso giugno Með suð í eyrum við spilum endalaust, stupendo molti con canzoni finalmente non solo in slow-motion. La copertina introduce alla perfezione l'atmosfera dell'album ma possiede anche altre qualità. Se è vero - come è vero - che "every picture tells a story", questa ne racconta una che mi incuriosisce. Chi sono questi quattro? Perchè corrono? Vanno verso qualcosa? O forse per loro è più importante andarsene? domenica 7 dicembre 2008
Endalaust
Sigur Rós, una delle band più preziose oggi in circolazione, ha pubblicato lo scorso giugno Með suð í eyrum við spilum endalaust, stupendo molti con canzoni finalmente non solo in slow-motion. La copertina introduce alla perfezione l'atmosfera dell'album ma possiede anche altre qualità. Se è vero - come è vero - che "every picture tells a story", questa ne racconta una che mi incuriosisce. Chi sono questi quattro? Perchè corrono? Vanno verso qualcosa? O forse per loro è più importante andarsene? sabato 29 novembre 2008
It Never Ends
Diciamocelo: basta guardare MTV per dieci minuti per vedere che i video delle canzoni sono più spesso occasioni mancate che altro. La maggior parte delle volte servono solo a raffarzare l'immagine della band o della cantante di turno, spot pubblicitari che servono ad arrivare dove una musica troppo debole semplicemente non può. Ovviamente non mancano le eccezioni, e non parlo solo di questi tempi post-video. Una band brillante come i Talk Talk aveva già capito negli anni '80 come utillizzare al meglio i video: basta guardare quello di It's My Life . Ascoltando la canzone e leggendone il testo, sembrerebbe trattarsi di una sofferta ma vitale canzone d'amore. Con l'aggiunta delle immagini del video il brano viene caricato di significati che vanno oltre le parole del testo: scene di animali nel loro habitat naturale alterante a quelle del cantante Mark Hollis in uno zoo che "canta" con la bocca coperta . A questo punto, "It's my life, don't you forget" non è più solo il richiamo disperato del lover, ma quello di chi soffre e non può parlare, come gli animali rinchiusi in gabbie lontano dal proprio ambiente e - perchè no?! - la Terra stessa.
venerdì 28 novembre 2008
Heart of the Empire
"Un matrimonio. Una testa di cavallo. Una pistola nella toilette di un ristorante. Sicilia. Un altro matrimonio. Una bomba su un'automobile. Un casello. Buccia d'arancia. Un battesimo. Una porta chiusa." Penso che per chi abbia visto anche solo una volta tanti anni fa The Godfather abbia avuto una serie di ricordi flash delle scene di quel film incredibile. E queste parole sono il solo commento che la rivista inglese EMPIRE ha dedicato sul numero 233 (ottobre 2008) al film vincitore del readers poll The Greatest Movie of All Time. Non serve lanciarsi in lodi, la storia del film parla da sè. La rivista si merita di avere lettori dagli ottimi gusti: è senza dubbio il miglior periodico dedicato ai film che mi sia mai capitato di sfogliare. A partire dalle recensioni che non sprecano spazio e non fanno imbestialire i lettori raccontando la trama del film o limitandosi al semplice giudizio "bello-mediocre-pessimo". Il punto di una recensione utile, che sia di un film - di un libro, di un fumetto, di un ristorante... - deve essere offrire un punto di vista su ciò di cui si parla che sia differente da quello di chi legge, oltre a quello di consigliarne o meno la fruizione. Il tutto possibilmente senza annoiare mai il lettore ed essere troppo cervellotici. Esattamente l'opposto della maggior parte della critica nostrana. Qui non è questione di essere esterofili, EMPIRE rules. sabato 22 novembre 2008
God Is in the Details
Negli ultimi anni l'unico talento musicale veramente superiore che mi pare sia uscito dagli States è quello di Sufjan Stevens. Sufjan è molte cose oltre che un ottimo musicista e arrangiatore: per esempio cuce personalmente i suoi abiti di scena e si considera più scrittore che altro. Ascoltando la canzone Casimir Pulaski Day (dall'album Illinois - 2005) e leggendone il testo non si fa fatica a capire quanto abbia ragione. Il primo lunedì di marzo è festa nazionale nello stato dell'Illinois, è il giorno dedicato a Casimir Pulaski, ufficiale durante la Rivoluzione americana, il giorno in cui parte della storia raccontata nella canzone è ambientata che nello stesso momento indica anche una collocazione geografica. E da dettagli come questo la storia prende vita e ci viene raccontata nell'accavallarsi dei malinconici ricordi del narratore, piccole immagini di finestre, una scapola, scarpe slacciate...
giovedì 20 novembre 2008
Cocksucker Blues
mercoledì 19 novembre 2008
Theme from "The Tussler"
Due note di banjo accompagnano l'inizio dell'avventura di questo blog. Le mie intenzioni sono semplici (e spero non troppo ambiziose...): scrivere il più frequentemente possibile, scrivere qualcosa di sensato, cercare di non sprecare spazio sui server ma dare un senso a tutto questo. Il tema del blog saranno le storie e tutti i mezzi che gli essere umani usano per raccontarsele a vicenda. E' questo che, nelle mie intenzioni, il nome che ho scelto per questo spazio vuole rispecchiare: il titolo di un film di cui esiste solo la colonna sonora...
Godspeed!
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